Terre di Toscana: resoconto della 13^ edizione

Come ogni anno, ormai da 13 edizioni, la prima Domenica ed il primo Lunedì di Marzo, a Lido di Camaiore, si tiene “Terre di Toscana“, manifestazione vinicola alla quale partecipano le migliori aziende regionali che richiama visitatori da tutta Italia.

Questa edizione è stata resa particolare dallo svilupparsi della situazione “Coronavirus”, tanto che alcuni produttori hanno dovuto annullare la loro partecipazione. Iniziamo il nostro viaggio dal mondo dei vini bianchi, partendo dall’unica DOCG Toscana, ovvero la “Vernaccia di San Gimignano”. La realtà che abbiamo avuto modo di conoscere è l’azienda Cesani: una Vernaccia di San Gimignano molto equilibrata, con una spiccata rotondità, ma che lascia comunque spazio alla  sapidità ed ha una lunga persistenza al palato.
Rimanendo sui vini bianchi, ma parlando di Vermentini, ci spostiamo come zona, e per la precisione nelle “Terre di Pisa”, abbiamo “Aprilante” (in degustazione l’annata 2005), dell’azienda “Pieve de Pitti”. Un vino che gioca sulle morbidezze, ma sorretto dalla sapidità che lo rende instancabile. Sempre della stessa realtà, abbiamo “Tribiana” (annata 2010), un Trebbiano in purezza in cui sono esaltati i sentori balsamici di eucalipto e menta, uniti a delle note di frutti gialli maturi e note di burro. Un sorso ampio e deciso in cui ritornano tutti gli aromi percepiti al naso. Persistenza importante.
Sono rimasto colpito anche dallo Chardonnay dell’azienda “Castello di Monsanto“, annata 2018. La motivazione del mio stupore? Se da uno Chardonnay ci si aspetta note di frutti maturi e spezie, in questo caso la predominanza è data dalla freschezza, alla quale si aggiunge una nota di menta.

La cantina dell’azienda “Castello di Monsanto”

Spostandoci definitivamente sui vini rossi, ho deciso di spostare la mia attenzione su aziende meno conosciute al grande pubblico. La prima azienda con cui mi ritrovo a dialogare è “Compagnia del vino“, la quale mi presenta “Ombrone”, un Sant’antimo DOC del 2016. Il nome deriva dall’omonimo fiume che solca le Valli della Maremma. L’uvaggio è composto da Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese. L’affinamento avviene in barrique in parti nuove, che esaltano i profumi di frutta nera evoluta e spezie. Un tannino percettibile, ma ben integrato nel liquido.
Sempre della stessa realtà, possiamo dire che il Rosso di Montalcino DOC (annata 2016) è in grado di esprimere bene l’idea del calore di questa terra e del suo potenziale evolutivo. “Succoso” alla bocca, invoglia a berne bicchiere dopo bicchiere.

In territorio senese troviamo “Tenuta di Sesta“, a sud di Montalcino. L’azienda ci presenta un Rosso di Montalcino DOC (annata 2018). Al naso il prodotto è lineare, con richiami di frutti rossi maturi e spezie dolci. Il Brunello di Montalcino DOCG (annata 2015) ci permette di percepire la forza ed il potenziale dei prodotti dell’azienda, anche grazie alla freschezza che equilibra la potenza dell’acol. Due prodotti di grande livello.

Una veduta dell’azienda Tolaini

Quella che per me è stata la sorpresa di questa edizione è stata sicuramente l’azienda Tolaini. Ci troviamo a Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena. Siamo nella zona del Chianti Classico. Questa realtà vendemmia esclusivamente a mano, scegliendo in vigna i grappoli migliori, per poi completare la cernita mediante l’utilizzo di uno scanner ottico in grado di individuare eventuali piccoli difetti sugli acini.
Da premiare è sicuramente il Chianti Classico Gran Selezione, il quale, grazie alla particolare esposizione del vigneto ed alla composizione del terreno, permette di dare origine ad un vino molto elegante, armonico e sapido, con un lungo finale. Non da meno sicuramente Picconero (annata 2015), composto dal 65% di Merlot e 35% di Carbernet Franc e prodotto esclusivamente nelle migliori annate. L’affinamento avviene all’interno di barrique di rovere francese di primo passaggio, con sosta sulle fecce fini per 6 mesi. Tutto ciò crea un impatto visivo sorprendente, con un colore rosso rubino impenetrabile (caratteristica dei vitigni utilizzati). Nonostante l’annata, dalla quale mi sarei atteso una grande tannicità ed alcolicità, l’equilibrio è perfetto. Il richiamo immediato è quello dei frutti rossi e neri in piena maturazione, di una confettura di more, ribes. Ma andiamo ancora più in profondità, con sentori di cacao, spezie, caffè.
È chiaro che questo vino presenti un potenziale di invecchiamento notevole.

Bio Autore

Giacomo Franchi

Giacomo Franchi, 33 anni, laureato alla magistrale in scienze motorie.

Dal mondo dello sport e del fitness come sono arrivato al mondo enologico?!
Tutto ebbe inizio da piccolo, quando, all'età di 3 anni, mia mamma, per "farmi stare buono", mi portava in una piccola cantina vicino casa a mettere le capsule alle bottiglie appena tappate.

Da qualche anno ho intrapreso il corso AIS e, arrivato alla conclusione del terzo livello, mi ritrovo con l'ambizione di continuare a studiare ed imparare per un giorno divenire relatore.

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