Ômina Romana: tra passione e rigore in territorio laziale

È pazzesco pensare che a due passi da Roma, in un territorio, quello del Lazio, che a livello vitivinicolo è da sempre stato poco considerato, possa esistere una realtà, come quella di Ômina Romana, che nulla ha da invidiare ad importanti e blasonate Aziende di altre regioni italiane enologicamente “più forti”.

Domenica Primo Marzo sono ripartita in grande stile con le mie visite in cantina proprio da loro, dalla Famiglia Börner, che dal 2007 ha deciso di investire nella mia Regione, il Lazio appunto, per ridare vigore ad un territorio da sempre vocato alla viticoltura ma da troppi anni lasciato in disparte. E così ho tirato su un bel gruppetto ristretto di amici winelovers e siamo partiti alla volta delle campagne velletrane.

Appena arrivati siamo stati accolti dall’Executive Secretary Loredana Marianecci e dal Sommelier d’Azienda Emanuele Mollica. E tra una chiacchiera ed un caffè abbiamo aspettato l’arrivo di Anton Börner, imprenditore tedesco proprietario di Ômina Romana, artefice di questo ambizioso e prestigioso progetto. Una persona incredibile, sapiente e generoso, che ci ha preso tutti idealmente per mano e ci ha condotto in una passeggiata tra i vigneti raccontandoci la storia di Ômina.

Siamo a Velletri, in provincia di Roma, nella zona dei Colli Albani, su colline vulcaniche e verdeggianti poste in posizione strategica poiché godono degli influssi del vicino Mar Tirreno da un lato e sono protette dalla catena del Gran Sasso dall’altro.
Il Dott. Börner è qui che decide di investire, in questa zona vocata alla viticoltura che più di 2500 anni fa donava vini di alta qualità ma che poi negli anni a venire è stata bistrattata perdendo prestigio e valore. Il Dott. Börner ha deciso di dare una seconda possibilità a questo fantastico territorio creando una nuova realtà vitivinicola che esprimesse nei suoi prodotti i valori della massima qualità quale risultato di sapienza e conoscenza, passione e disciplina.

Avvalendosi di tutta la sua intelligenza e caparbietà, nonché della consulenza di ricercatori universitari, ha iniziato ad impiantare vitigni non esclusivamente autoctoni ma, dopo studi e approfondimenti, anche uve che in questo territorio, grazie al particolare suolo, alla particolare influenza climatica e al terroir tutto, potessero donare vini di altissima qualità.
Quindi ad oggi sugli 80 ettari vitati di Ômina Romana principalmente troviamo per i bianchi Viognier, Chardonnay, Bellone e per i rossi Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah ed una particolare varietà di Cesanese autoctona della zona.

Ogni aspetto della gestione della vigna, cosi come tutto il processo produttivo dei vini di Ômina, è curato minuziosamente al dettaglio. Non vi è niente lasciato al caso. E’ ciò che ci racconta Anton durante la passeggiata in cui le sue parole, nonostante il gran vento della giornata (altro elemento cardine della zona che concorre alla qualità dei vini) e le condizioni climatiche avverse, ci hanno rapito e colpito.
I migliori vini nascono tra i filari, sostiene Börner. Poi, se si è fatto un buon lavoro in vigna, in cantina l’enologo ha il potere di migliorare, o anche distruggere, questo lavoro. Ma, se non si è lavorato bene in vigna, l’enologo in cantina miracoli non ne può fare. E noi non possiamo che essere d’accordo con questo suo assunto.

Dopo la passeggiata tra i filari la visita è proseguita proprio in cantina dove abbiamo incontrato Simone Sarnà, enologo dell’Azienda. Con lui abbiamo iniziato il viaggio in quella che è la vera e propria produzione dei vini di Ômina e ci ha illustrato come funziona la filiera dal momento in cui le uve arrivano in cantina fino a quando vengono imbottigliate.

Prima la zona di vinificazione in acciaio, dove troviamo i vari tini di inox in cui avvengono fermentazioni e macerazioni, e poi la magica bottaia. Difficilmente mi è capitato finora di vedere bottaie così. Un ordine assoluto. Un silenzio ed una pace in cui una moltitudine di barrique di rovere francese sosta su degli attrezzi che premettono il batonnage semplicemente girando le botti su se stesse senza aprirle, cosicché nessun interferenza con l’ossigeno e l’esterno possa compromettere il vino che vi sosta. Che ingegno! Poesia ed ingegno.

Dopo esclamazioni di stupore ed occhi a cuoricino finalmente si è giunti al momento di assaggiare la produzione di Ômina Romana.
Ci siamo spostati nella sala degustazioni, ci siamo accomodati, ed un’altra volta la disponibilità e la gentilezza del Dott. Börner, seduto a capotavola con noi, ci hanno permesso di ascoltare ancora qualche aneddoto e curiosità sul perché della scelta di questo nome e del logo.

Il nome Ômina Romana è la forma plurale del termine latino “Omen” che significa buon presagio. Inizia con l’ultima lettera dell’alfabeto greco, omega, e termine con la prima, alfa, che stanno appunto a significare la fine ed il principio. Questo è stato fortemente voluto dall’Azienda per identificare e simboleggiare il rispetto del ciclo della natura e il susseguirsi delle stagioni da un lato, nonché un nuovo inizio per la viticoltura di qualità nel territorio dei Colli Albani (quindi di Roma, e da qui il perché di “Romana”) dall’altro. Ecco anche spiegata la scelta del simbolo, l’araba fenice, animale mitologico molto importante che come tutti sanno non muore mai ma rinasce ogni volta dalle sue ceneri. Una rinascita quindi del vino latino di qualità, in una dimensione rinnovata e moderna dei giorni nostri.

Finalmente, inebriati da questi ultimi importanti particolari, abbiamo iniziato la degustazione di quasi tutta la line-up dell’Azienda.
I vini di Ômina Romana si dividono sostanzialmente in due linee: la classica che fa solo acciaio e l’Ars Magna che fa legno, considerata la linea di più alta fascia. Anche se per stessa ammissione di Börner non è propriamente corretto parlare di due linee diverse per quanto concerne la qualità dei prodotti, poiché la qualità è presente in tutti i vini di Ômina Romana, quello che cambia è sostanzialmente il metodo di produzione.

La degustazione è partita ovviamente con i bianchi. Nell’ordine abbiamo degustato:

  • Hermes Diactoros 2018 (Viognier, Petit Mansegn e Chardonnay)
  • Chardonnay 2018
  • Chardonnay Ars Magna 2017
  • Viognier Ars Magna 2017

Ed è proseguita con i rossi:

  • Cesanese 2016
  • Diana Nemorensis (Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc)
  • Merlot Ars Magna 2016
  • Merlot Ars Magna 2015
  • Cabernet Franc Ars Magna 2016
  • Cabernet Sauvignon Ars Magna 2016
  • Ceres 2016 (top gamma, blend di Cabenet Franc e Cabenet Sauvignon)

Ci viene raccontata anche una piccola curiosità sul perché della scelta del nome “Ars Magna”.
Ars Magna significa “Grande Arte ed è un metodo ideato da Raimondo Lullo, teologo, filosofo e missionario catalano, tramite il quale voleva dimostrare come si potesse risolvere ogni problema sia logico che teologico attraverso le combinazioni matematiche di alcuni semplici termini da lui selezionati I termini a cui faceva riferimento erano: Bonitas, Magnitudo, Aeternitas, Potestas, Sapientia, Voluntas, Virtus, Veritas e Gloria. Ogni vino di Ômina Romana che fa parte di questa linea viene associato ad uno specifico termine di quest’Opera e si riferisce ad una particolare caratteristica che possiede.

Dopo la degustazione ci hanno messo a disposizione un light lunch anch’esso con prodotti eccellenti del territorio. La giornata è terminata con una bella foto di rito ed ovviamente un po’ di immancabile “shopping enoico”.
La visita da Ômina Romana è stata per me molto importante e formativa. Un’esperienza davvero interessante, che non dimenticherò mai poiché mi ha dato la possibilità di conoscere una realtà nuova, che lavora in maniera diversa rispetto ai canoni a cui siamo abituati, o almeno a cui io sono abituata. Ed è strano anche trovare una simile realtà in un territorio come quello del Lazio dove solitamente le Aziende sono piccole e spesso a conduzione familiare.
Non sono volutamente scendere nei dettagli di come opera l’Azienda perché credo che ognuno di noi debba fargli visita e si debba rendere conto con i propri occhi, ascoltando i racconti del Dott. Börner con le proprie orecchie, di che cosa è Ômina Romana.

Tanto di cappello e chapeau a questa famiglia, e a tutto lo staff, che ogni giorno lavora sodo, con passione, dedizione e rigore logico per donarci vini di altissima qualità.
Ben vengano dunque gli investimenti stranieri profittevoli in una regione come il Lazio che ha davvero bisogno che la sua economia vitivinicola venga fatta ripartire poiché alto è il potenziale qualitativo che possiede. Con queste giuste spinte, unitamente al lavoro che stanno svolgendo le altre cantine laziali con i loro mezzi e le loro possibilità, si può tutti insieme riuscire davvero a far collocare questa Regione nella giusta posizione che merita.

Bio Autore

Carla Benvenuto

Classe 1988, laurea in Scienze della Comunicazione, Informazione e Marketing, da sempre la scrittura è la mia forma d’arte preferita. Pur evolvendosi nel tempo, dai temi fantasiosi delle scuole elementari e medie, ai diari con i lucchetti in adolescenza, ai blog, fino ad approdare oggi ai social network, l’ho scelta sempre per raccontare una storia, per emozionarmi ed emozionare, per condividere e comunicare, per lavorare.
Un anno fa per seguire una mia grande passione, quella per il vino, approdo in questo meraviglioso mondo grazie ad un corso FISAR. Non ho potuto far altro, tra un calice e l’altro, che coniugare scrittura e vino.
Le mani sudano, gli occhi brillano e le parole vengono da sole quando scrivo di un’etichetta che mi ha colpita, quando racconto una storia legata ad un’azienda vitivinicola, quando parlo di una visita in cantina. E’ un impulso vitale, e credo di non poter fare nulla di meglio nella vita perché questa è l’unica cosa che voglio fare.

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