L’Enoturismo italiano post Lockdown

Apriamo questa nuova avventura di scrittura con un argomento scottante,non solo per le temperature estive che ormai accompagnano le nostre giornate, ma soprattutto perché parlare ora di Enoturismo Post Covid19 è un argomento molto delicato. Un lavoro scritto di nuovo a quattro mani: ringrazio Marianna Abruzzese[1], laureata in Semiotica con una tesi sull’Enoturismo. Il suo contributo per me è stato fondamentale!Quanto segue è un percorso nell’Enoturismo, analizzato non solo a livello teorico, ma abbiamo riportato finanche l’atto pratico: interviste ad aziende italiane e ad un’Associazione Culturale per riuscire a scorgere l’orizzonte di senso quando si parla di ripartenza.La psiche del Lockdown
Durante il lockdown, chiusi nelle nostre case, ci siamo sentiti subito in gabbia, tra quattro mura, soli, abbandonati a noi stessi, costretti a passare del tempo con la parte più profonda di ognuno di noi, quella che spesso non vorremmo vedere, quella che spesso tendiamo a nascondere perché ci fa paura, perché forse è difficile da affrontare a viso aperto, quella che tendiamo a tenere da parte. Siamo soliti affollare le nostre giornate con mille attività, con altre persone, costantemente impegnati in qualcosa, con qualcuno e quasi mai riusciamo a stare da soli per davvero con i nostri pensieri più profondi. La pandemia che abbiamo vissuto ci ha permesso di entrare in contatto con il nostro io più profondo, più vero, quello sopito. C’è a chi è andata peggio, bisogna ritenersi fortunati di esser stati in compagnia di sé stessi.

In tutto ciò il vino che c’entra?
Per molti appassionati il vino ha fatto, ancora una volta, anche a distanza, da collante e da compagno. Il liquido che unisce. La tecnologia ci ha aiutato sicuramente e il vino ha fatto la sua parte, come sempre. Tecnologia e vino, due palliativi per affrontare meglio la reclusione.Ci hanno permesso di viaggiare stando fermi, di immaginare altri scenari, altre persone, altre situazioni, pur ritrovandoci tutti dietro uno schermo e dietro una bottiglia. Il vino ci ha fatto sentire più vicini a noi stessi in alcuni casi. Grazie alle bottiglie da stappare abbiamo potuto portare profumi di altre regioni, di altri Paesi, nei nostri calici, profumi che ora possiamo andare a scoprire da vicino. Possiamo, finalmente, conoscere dal vivo chi c’è dietro quelle bottiglie che ci hanno tenuto compagnia, possiamo andare a vivere esperienze di vita in territori lontani.Insomma, è tempo di condividere quella parte profonda di ognuno di noi con gli altri perché come scriveva Mario Soldati:

Che cosa ci dice l’odorato, e il palato, quando sorseggiamo un vino prodotto in un luogo, in un paesaggio che non abbiamo mai visto, da una terra in cui non abbiamo mai affondato il piede, e da gente che non abbiamo mai guardato negli occhi, e alla quale non abbiamo mai stretto la mano? Poco, molto poco.

(Soldati, M.1981 Vino al vino, Mondadori, Milano.)

A quanto pare quella del 2020 sarà l’estate dei borghi, un’estate alla riscoperta di aree remote e perché no l’estate per andare tra i filari per gli amanti del buon bere.Molti appassionati in questi mesi di reclusione hanno potuto apprezzare nuovi sapori e magari spinti da un primo assaggio sono finiti su siti web di cantine molto curati. A tal proposito sembra evidente come un discorso online dovrebbe, soprattutto dopo questo periodo di sbornia tecnologica (tanto per restare in tema), abbracciare un discorso offline che sia coerente, in modo tale da garantire un racconto adeguato che possa soddisfare l’enoturista pronto ad approfondire la conoscenza di un certo territorio, della sua storia, delle sue persone e dei suoi prodotti.Ci sono luoghi che sono per pochi e tali dovrebbero rimanere per essere veri, per continuare a mostrare la loro autentica natura. Si tratta di luoghi che potrebbero essere scoperti da un turismo di nicchia, non di massa. Un turismo per veri appassionati come può essere l’enoturismo: sostenibile, responsabile ed esperienziale.

L’Enoturista
Il decreto ministeriale n. 2779 del 12/03/2019 – “Linee guida e gli indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica” – considera enoturistiche “tutte le attività formative e informative rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio e la conoscenza del vino”.


L’enoturista, infatti, è un turista particolare; è proprio quel prefisso posto davanti alla parola turista che fa la differenza.
Non a caso nella dicotomia turista vs viaggiatore, l’enoturista è tendenzialmente un viaggiatore più che un turista in quanto sceglie dei percorsi diversi da quelli del turismo di massa. Complice quella particolare esperienza che compie grazie ai vignaioli del luogo, l’enoturista si immerge in quello spazio-tempo che attraversa, è totalmente aperto a ciò che è altro da sé e spesso ne viene inglobato totalmente per il tempo della visita.
L’enoturista si reca in un luogo del vino soprattutto per esprimere sé stesso e la propria identità più intima per il tempo ristretto della sua vacanza, infatti come spiega Brucculeri (2009: 7):

“… lo spostamento nello spazio si è sempre configurato come un’esperienza trasformativa profonda, capace di ridefinire il soggetto nella relazione con sé e con l’altro.”

(Brucculeri, M.C.2009 Semiotica per il turismo, Carocci Editore, Roma.)

Stiamo parlando dunque di una vacanza particolare dove degli elementi specifici la fanno da padrone: geomorfologia, clima e cultura enologica locale, in una parola: terroir. Territorio, terroir e persone sono gli ingredienti di base di questa fuga dall’ordinario per vivere un’esperienza che prevede un tour guidato che inizia in vigna dove è possibile apprezzare la commistione di natura e cultura che ruota attorno a un prodotto come il vino e che tocca l’apice del piacere nella sala degustazione dove l’enoturista si congiunge, finalmente, con il prodotto finale dopo aver acquisito delle nozioni fondamentali per poter comprendere al meglio il vino che sta per assaggiare. La degustazione funge allora da ricompensa finale, un momento di gioia da condividere con i presenti dopo aver compiuto un percorso didattico e rappresenta la concretizzazione nel calice di uno storytelling presentato fino a quel momento.Ma prima del congiungimento con l’oggetto del desiderio c’è ancora un ultimo ostacolo da superare: il tappo da estrarre.A tal proposito trovo semplicemente sublime la descrizione minuziosa di tale pratica fornita da F. Marsciani:

Ora, è precisamente alla penetrazione del verme del cavatappi all’interno del sughero che corrisponde una gestualità carica di significazione. Si tratta in particolare di un’astuzia, di una sorta di manipolazione seduttiva, che prevede un rituale fatto di tempi relativamente lenti e di una distanza intersoggettiva mantenuta su una tensione costante. Come in ogni seduzione, è decisivo il fatto che si tragga la lenza soltanto quando (e non appena) si sia certi del fatto che l’oggetto ha abboccato, che il sedotto (tappo di sughero, pesce o altro) ha rinserrato il proprio corpo (fisico, organico o psichico che sia) intorno allo zimbello, attratto verso esso, su di esso, da un /non poter non fare/ in qualche modo fatale.” (Marsciani, F. 1999 Esercizi di semiotica generativa. Dalle parole alle cose, Esculapio, Bologna.)

È con la degustazione che inizia per l’enoturista un vero e proprio viaggio della percezione. I sensi vengono sollecitati uno dopo l’altro: la vista della bottiglia e poi delle caratteristiche cromatiche del vino, l’udito, il suono sordo della bottiglia da stappare oppure il botto del tappo di uno spumante, il suono del liquido che passa dalla bottiglia ai bicchieri, il tintinnio dei calici che brindano, il tatto, il calice da impugnare dalla base, l’olfatto, il bouquet di profumi che si sprigiona dal bicchiere e infine il gusto, protagonista indiscusso dell’acme di tale pratica.
Insomma, l’enoturismo è una pratica esperienziale che lascia un segno indelebile nella mente di chi la vive. Quest’anno saremo enoturisti con la mascherina certo, ma questo non ci impedirà di sorridere lo stesso e se non potremo vedere i sorrisi, apprezzeremo gli occhi di ognuno, capiremo che è essenziale sorridere prima con quelli che con le labbra.

La ripartenza
Con la fine delle restrizioni, almeno parzialmente, del Covid19, le aziende vitivinicole italiane si preparano alla ripartenza dell’enoturismo, considerando l’arrivo della stagione estiva, e lo fanno in modo creativo, reinventando sé stesse nell’approccio con il pubblico e con il mercato, più in grande.
Molte sono state le aziende che durante il Lockdown hanno aperto su piattaforme online e-commerce in modo da implementare la vendita attraverso spedizioni della linea classica o finanche delle Bag in Box. Altre hanno organizzato Webinar per accogliere virtualmente in vigna gli ospiti da tutta l’Italia. Insomma, un processo creativo per incontrare le nuove esigenze nate nel periodo di chiusura.
Ma vediamo ora quali sono, invece, le pratiche di ripartenza dando “voce” ai protagonisti della ripartenza enoturistica.

Le interviste

  • Agricola la Guarda
  • PoggioPiano Galardi
  • Agricola Paolo Nenci
  • Briccodelcucù
  • Cantina del Vesuvio
  • Cantina Giardino
  • Cantina Nardone
  • Associazione Culturale Detective Mills

In particolare abbiamo chiesto loro:

  • Una piccola presentazione
  • Come hanno affrontato il Lockdown?
  • Se per il post lockdown la ripartenza è stata complicata?
  • Cosa e come hanno organizzato la ripartenza?
  • Come è stata la risposta da parte dei partecipanti?

Azienda Agricola La Guarda
Sono Luigi Negri e la storia della mia famiglia ha origini antiche: dal lontano 1870 vinifichiamo uve, prima acquistate, poi dal 1970 da noi prodotte direttamente in azienda. Questa meravigliosa e unica collina è stata acquistata da mio padre Angelo: con l’aiuto della sua esperienza, sono riuscito ad unire la tradizione all’applicazione di moderne tecnologie ed innovazioni in campo viticolo ed enologico, con l’unico scopo di raggiungere dei livelli di qualità sempre più elevati.
Nel 1999, durante la vendemmia ho conosciuto Francesca, ci siamo poi spostati e 2017, portiamo avanti insieme il lavoro di mio padre.
La nostra azienda adagiata sulle ridenti colline della frazione di Castrezzone (Muscoline – BS) e di Polpenazze, nella provincia di Brescia, ad oggi, ad un altitudine di circa 350 mt s.l.m., si sviluppa su una superficie di 18 ettari, 9 coltivati a vigneto e 2.5 coltivati ad uliveto.
Il suolo, caratterizzato da sassi e sabbia, dà origine, insieme al clima particolarmente asciutto e costantemente ventilato influenzato dalla vicinanza del maestoso Lago di Garda, ad una situazione pedo-climatica tale da essere considerata da molti esperti, non solo ideale per il conseguimento di un’ottima qualità dei prodotti, ma anche la migliore della zona.
I vitigni che coltiviamo sono: Barbera, Groppello, Marzemino, Merlot e Sangiovese i rossi, Riesling Renano e Chardonnay i bianchi. Nella piccola cantina seminterrata è possibile entrare nel vivo della produzione.
Per esaltare al massimo le peculiarità di ogni singolo vitigno produciamo tutti (o quasi) vini monovitigno. L’unico blend che produciamo è il Chiaretto, il nostro vino rosato, il più caratteristico della Valtènesi. Produrre vino non è solo un lavoro ma una vera e propria passione così: ecco perché siamo attenti nel trasmetterla agli enoturisti che ci vengono a trovare. Quando si apre una bottiglia di vino per degustarla, non si beve solo il contenuto ma anche tutta la storia che c’è dietro, la fatica, i successi, gli insuccessi, le ore trascorse nella vigna a curare ogni singolo grappolo, le infinite giornate trascorse in cantina per far si che ogni processo produttivo porti al miglior risultato possibile.
La nostra azienda aderisce al Movimento del Turismo del Vino Lombardo. Organizziamo percorsi guidati alla scoperta enogastronomica dell’azienda ed eventi culturali soprattutto nel periodo della vendemmia: raccogliere insieme, pigiarla con mani e piedi e poi rilassarsi con un pranzo campagnolo direttamente in vigna.
Durante tutto l’anno programmiamo visite guidate ai vigneti e alla cantina seguite da degustazione dei vini abbinati ai prodotti tipici gardesani, con possibilità di accesso nell’agriturismo annesso alla cantina di nuova costruzione. Durante il Lockdown non ci siamo mai fermati: a vigna richiede cure costanti in tutte le stagioni; abbiamo avuto più tempo da dedicare ai nostri vigneti, alle piccole manutenzioni e spedizioni ai nostri clienti.
Dopo la fine delle restrizioni è stato complessa la ripartenza soprattutto per rispettare tutti i protocolli di sicurezza a seguito dell’emergenza Covid19. In collaborazione con il Movimento Turismo Vino Lombardia, abbiamo aderito al loro progetto #vignetiaperti: degustazioni all’aperto, pic nic nella vigna, yoga con il vino al tramonto, degustazioni notturne: in questo modo è possibile rispettare il distanziamento sociale e contemporaneamente proseguire con le degustazioni.
L’enoturista è entusiasta: si sta muovendo qualcosa in queste settimane, abbiamo già affrontato con successo 3 week end di visite, degustazioni e evento yoga, le persone amano gli spazi aperti immersi nella natura. Ecco perché stiamo ampliando le piattaforme sulle quali sono disponibili le nostre esperienze e ci aspettiamo un incremento nelle prossime settimane.

Azienda PoggioPiano Galardi
La passione per la terra, per il buon vino e per l’olio di oliva spinse nel 1935 i fratelli Carlo ed Alberto Galardi, discendenti da una famiglia di commercianti fiorentini, ad acquistare la Tenuta di Poggiopiano. Questo ha segnato una svolta nella storia della famiglia, che si è da allora dedicata quasi completamente alla produzione di olio e vino ed alla costruzione, dapprima per passione, poi anche quale vera e propria attività industriale, di attrezzature meccaniche da utilizzare in agricoltura: molini per i cereali, frangitori per le olive e impianti per la pressatura delle uve e per l’estrazione dell’olio.Nel 1985 Mauro Galardi, poco più che ventenne, con la stessa determinazione dei suoi predecessori, mette a frutto per la sua professione e la sua personale passione per il vino e per l’Olio, studiando da autodidatta agronomia ed enologia.
Oggi il progetto di Mauro, insieme a sua figlia Martina, è rendere partecipi gli altri della sua passione: la terra ed i suoi frutti, il vino e l’olio attraverso la ricerca della qualità.
I vigneti e gli oliveti si estendono per circa 17 ettari, ad un’altitudine di circa 150 metri slm, su un terreno magro, galestroso e calcareo, che contribuisce a mantenere produttività limitate quantitativamente, ma qualitativamente importanti. La loro totale esposizione solare determina un microclima particolarmente favorevole. Dal punto di vista fito-sanitario, l’assenza di ristagno di umidità minimizza gli attacchi parassitari con conseguente possibilità di conduzione agronomica a basso impatto ambientale, secondo le normative dell’Agricoltura Biologica, che seguiamo da oramai più di 20 anni. Anche in cantina, grazie all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia e alle attenzioni ai materiali del packaging, l’impatto ambientale è ridotto al minimo.Per noi il vino prima di tutto deve essere buono, se è buono e Bio è ancora meglio!Tutt’oggi Poggiopiano mantiene la sua conduzione famigliare nella produzione di vini e olio extravergine di oliva, certificati biologici dal 1999, così come nell’accoglienza in cantina e in agriturismo, per una degustazione, una giornata di relax in piscina o una vacanza!
Il Lockdown l’abbiamo affrontato con positività. I social, che “coltiviamo” da molto tempo, sono stati mezzi utilissimi per mantenere rapporti con i nostri clienti e con tutti gli amici di Poggiopiano, per incuriosire e per far vivere un po’ di campagna a chi in quel momento non poteva goderne. La fatica è stata tanta, ma i risultati si sono visti e continuano a vedersi, con le vendite per corrispondenza, le degustazioni e gli eventi in fattoria e in agriturismo.
Un forte elemento di supporto è stato il Km0. Un Km0 “in due direzioni”: oltre al cliente che cerca spontaneamente il Km0, siamo stati anche noi a cercare, più di quanto sempre facciamo, il cliente Km0.
Nonostante la fine delle restrizioni, non possiamo parlare al passato: ancora non si può dire che tutto sia ripartito. C’è ancora molto da fare, tante cose sono cambiate e non torneranno come prima e, forse, in certi casi è meglio così! Il motto da seguire è “il bicchiere è sempre mezzo pieno”.
Per questo, ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo dedicati all’accoglienza in fattoria e in agriturismo di tutte quelle persone che avevano voglia di fuggire dalla città. In un certo senso, abbiamo esaudito un desiderio: è già da qualche anno che ci proponiamo di organizzare serate, eventi e iniziative che coinvolgono il pubblico e le persone del luogo, ma presi dalla produzione e dal turismo non siamo mai riusciti ad andare a fondo in questa idea. Appena si è iniziato a parlare di riapertura abbiamo prima di tutto cercato di coinvolgere Organizzazioni, Aziende, Associazioni, fermamente convinti che l’unione faccia la forza.
Un evento che ha avuto grande risonanza tanto da diventare a cadenza settimanale è il Pic Nic “Poggiopiano OSA!” che organizziamo in collaborazione con OSA Bistrot della nostra zona.  Abbiamo lavorato con una guida ambientale che ha organizzato un tour in e-mtb sulle nostre colline, seguito dalla visita in Azienda, degustazione e apericena sull’aia della Fattoria.
Sicuramente una delle proposte più apprezzate è la nostra “Fuga dalla città!”: una breve degustazione guidata dei nostri vini e del nostro olio evo biologici, seguita da un tagliere di prodotti Km0, “incorniciati” da una giornata in piscina!

Azienda Agricola Paolo Nenci
Locata a Chiusi, in provincia di Siena, l’azienda Agricola Paolo Nenci rinasce dalla voglia di portare avanti, digitalizzandola, l’azienda di famiglia da tre generazioni. Digitale perché ho reso la vita del contadino, con il suo amore per la terra, una comunicazione diretta con il pubblico tramite l’utilizzo dei Social Network che ha reso condivisibile ogni esperienza in cantina e in vigna. Ad oggi posso dire di essere il primo contadino digitale, con la voglia di avvicinare gli utenti, le persone, al mondo della terra.L’azienda consta di 15 ettari, di cui 4 vitati con una prevalenza di terreno sabbioso-argilloso. Alleviamo Sangiovese, Cabernet Franc, Merlot,Syrah, Malvasia Bianca, Grechetto,Trebbiano Toscano,
Dal 2020, nel pieno clima del Covid19, abbiamo cambiato la veste dell’azienda, ri-modernizzandola e lanciando sul mercato il nuovo packaging e design della linea al fine di essere comunicativamente impattante: le bottiglie sono le Bordolesi Imperiali, le etichette hanno la base bianca ed ogni vino ha il suo colore e la sua cifra stilistica che la contraddistingue.
Durante il Lockdown abbiamo contonuato il lavoro in vigna, ho cercato di mantenere attiva l’attezione anche grazie all’uso dei Social, in modo da portare le persone  in cantina in modo digitale. Le attività in vigna non sono per noi una novità: già nel 2019 avevamo organizzato un format di Crossfit tra i filari del  vigneto sul Monte Venere: una vera e propria occasione per fare attività sia culturale e colturale.
Quest’anno abbiamo scelto la formula Musica in Vigna.
Finalmente con la fine del lockdown del Covid19, ognuno si sta riprendendo i suoi spazi, con tanta voglia di condivisione, in una dinamica di responsabilità e attenzione.
Siamo già al secondo appuntamento di questo format.Non solo aperitivo in vigna, ma musica dal vivo: riprendersi la libertà con consapevolezza.
È per noi un’importante iniziativa anche dal punto di vista culturale, dacchè tante manifestazioni musicali e concerti sono stati annullati quest’anno proprio in conseguenza al Covid19, si crea una sorta di Sharing Economy, una ripartenza all’italiana: una collaborazione tra parti, creando un circolo virtuoso. La musica, difatti, diventa il filo conduttore dell’evento “Musica in Vigna”. Condivisione di esperienze, la natura abbellita dai filari e le note che accompagnano la degustazione dei vini.
La risposta è stata molto positiva, ad entrambe le date abbiamo registrato SOLD OUT per l’evento.

Azienda Briccodelcucù
Mio padre Dario ha fondato l’azienda nel 1990. Ha deciso di portare avanti la tradizione dei nostri nonni: la coltivazione di uva e nocciole, 100% tradizione piemontese. Dario ha letteralmente imparato sul campo i segreti del mestiere, seguendo passo passo le orme del padre.
Dal 2013 ho deciso di lavorare in azienda, come mio padre non ho studiato per questo lavoro e quindi imparo a mia volta da lui ogni segreto. Dal 2016 sono diventata titolare di azienda, abbiamo investito nelle nostre sale degustazione, in modo tale da accogliere al meglio chiunque voglia venire a conoscere la nostra realtà. Da un anno circa abbiamo puntato tantissimo sulla comunicazione tramite i social, raccontando ogni giorno tutto il lavoro che facciamo per produrre i nostri vini e raggiugendo un buon numero di persone spedendo direttamente a casa una scatola dedicata alla quarantena. Visto che non si potevano fare le degustazioni in cantina siamo andati noi a casa dei nostri clienti inviando gli stessi vini che proponiamo in degustazione.
Per il post Lockdown non è stato semplice e da parte nostra avevamo il timore di ospitare nuovamente in azienda, ma abbiamo pensato di organizzare delle degustazioni all’aperto sottoforma di pic nic e l’iniziativa ha avuto un enorme successo, siamo davvero contenti!Abbiamo pensato che dopo la chiusura totale le persone avessero voglia di trascorrere una giornata all’aria aperta! Prevista una camminata partendo dalla nostra azienda, con una breve sosta in un punto panoramico vicino ad una nostra vigna, raggiugendo poi i noccioleti; una volta arrivati ogni gruppo poteva stendere il proprio telo all’ombra dei noccioli, proponendo cinque piatti preparati da noi e abbinati a quattro vini, tra cui il rosato, novità di quest’anno.

Detective Mills Associazione Culturale
Nata nel 2017 dall’idea di Andrea Cappelli e Alessandro Semprucci e diventata Associazione Culturale nel 2019. Ci occupiamo di organizzazione eventi sul mondo del vino, principalmente degustazioni e visite alle aziende.
L’idea dell’Associazione Culturale è quella di poter organizzare e condividere eventi e degustazioni, farlo in modo diretto, chiaro, lontana da tecnicismi settoriali e più vicina alla condivisione, alla scoperta, alla didattica e alla relazione tra sommelier, appassionati, esperti del settore e professionisti.
Cerchiamo sempre di abbinare piatti territoriali e casalinghi grazie all’aiuto delle nostre famiglie. La location principale è Villa Montelonti, immobile storico la cui proprietà è riconducibile alla famiglia Ricasoli di Brolio, locata a Poggibonsi in posizione dominante e circondata dai vigneti chiantigiani. Oltre alle degustazioni organizziamo anche visite alle cantine dove cerchiamo sempre di abbinare un bel pranzo conviviale
Durante il Lowckdown gli eventi programmati in marzo/aprile/maggio sono stati annullati. Trattandosi di degustazioni in location di proprietà non riuscivamo a garantire il distanziamento sociale al numero di partecipanti previsti. Abbiamo selezionato vini di alcune aziende con cui abbiamo partecipato e offerto ai nostri soci prezzi dedicati con consegna a domicilio.
Nonostante la fine delle restrizioni, abbiamo deciso di sospendere le degustazioni finché non sarà fatta maggiore chiarezza sulle modalità di svolgimento. Abbiamo ripreso invece le visite organizzate in azienda, e siamo ripartirti proprio la Domenica 5 Luglio organizzando il primo evento post lockdown. Visita, aperitivo e cena degustazione al Castello di Fonterutoli di proprietà dei Marchesi Mazzei che avevamo ospitato in passato ad una nostra degustazione. Abbiamo deciso di limitare il numero di partecipanti e preso accordi con l’azienda che ha garantito che tutto si svolgesse in sicurezza.
C’è molta voglia di riprendere con le nostre attività sia da parte nostra che dei nostri associati. Per il momento continueremo con le visite organizzate, a settembre/ottobre cercheremo di riprendere anche con le degustazioni.

Cantine del Vesuvio
Ci troviamo alle pendici del Vesuvio. Cantina del Vesuvio è un’azienda che è sul territorio già dalla prima metà degli del ‘900 e si occupava inizialmente di commercio all’ingrosso. È con Maurizio Russo che l’azienda punta alla qualità e alla rinascita della cantina.
16 ettari a corpo unico, certificati Bio da una decina di anni, unici nel territorio del parco del Vesuvio.
Nell’azienda si punta alla riscoperta ma soprattutto alla valorizzazione dei vitigni autoctoni della zona:Caprettone, Piedirosso, Aglianico e in piccola misura anche Falanghina. Ci troviamo a 300 msl, una vista e un paesaggio suggestiva. Un terreno lavico e poroso e una vigna a Pergola o a Tendone Vesuviano, adatto a terreni fertili con una buona disponibilità idrica, captando in maniera ottimale i raggi del sole.Il lockdown è stato un periodo molto difficile, il nostro lavoro è consistito nel promuovere la vendita dei nostri prodotti online sul nostro e-commerce, senza dimenticare il lavoro in vigna che anche nel periodo di chiusura massima abbiamo portato avanti!
Nonostante ciò, la ripartenza è stata ed è tutt’ora difficile per noi. Lavorando in particolare modo con il turismo straniero abbiamo tutt’oggi difficoltà di vario tipo. Purtroppo, molti collaboratori sono ancora a casa e speriamo di poterlo riavere presto in Cantina. Stiamo cercando di sensibilizzare il pubblico locale alla nostra offerta che prevede una degustazione di diversi Lacryma Christi abbinata ad un lunch tipico locale, tuttavia sembra che ci sia ancora timore in giro a frequentare luoghi pubblici.
Sono tornate attive anche le nostre esperienze enogastronomiche: il wine tasting con lunch e la cooking class (previa prenotazione). Stiamo organizzando diversi eventi aperti al pubblico per le prossime settimane. In particolare, il prossimo evento sarà calici di stelle il 10 agosto.
La risposta dei clienti è ancora debole, c’è timore ed incertezza forse più dal punto di vista economico che sanitario. Speriamo che questo periodo passi in fretta!

Cantina Giardino
La prima annata di produzione di Cantina Giardino srl è del 2003, il gruppo è formato da 6 amici ed ancora oggi siamo sempre gli stessi, una storia di amicizia e di persone innamorate della propria terra.Da subito si è scelto di vinificare solo uve provenienti da vigne vecchie, la maggior parte delle piante è datata 1930 e il sistema di allevamento è la vecchia raggiera avellinese, detto anche “starseto”.
Questa scelta ha subito identificato questa cantina come l’unica al mondo a produrre l’intera produzione da vecchie vigne e dunque ad utilizzare solo vitigni autoctoni irpini: aglianico, fiano, greco, coda di volpe quelli ufficiali e diverse varietà non classificate ufficialmente ma tipiche di questo territorio.
Le radici di queste piante essendo così vecchie sono profondissime, in annate siccitose le piante non risentono della carenza di acqua, inoltre la linfa che nutre i frutti attraversa tutti gli strati del suolo dando ai vini caratteristiche di mineralità che una vigna giovane non potrebbe mai dare.
In vigna si utilizzano soltanto prodotti biologici, nessun prodotto sistemico ha mai sfiorato le piante da cui nasce l’uva vinificata da questa cantina.
In cantina si è scelto attraverso la consulenza di Antonio di Gruttola, socio e dipendente di Cantina Giardino, di non utilizzare alcun additivo di carattere biotecnologico, quindi i mosti fermentano senza l’utilizzo di lieviti selzionati e il vino viene imbottigliato senza chiarifiche, senza filtrazioni e senza l’aggiunta di anidride solforosa.L’affinamento avviene in legni locali, per lo più castagno, ma anche ciliegio, acacia, gelso, pero e poi in anfore di grès e di terracotta, in contenitori in acciaio sono usati solo per assemblare. La scelta del castagno e gli altri legni locali hanno consentito ad un bottaio locale che si chiama Antonio Cione di tornare a lavorare le vecchie botti da sempre utilizzate in Italia e in Irpinia. La terracotta è stata un progetto d’obbligo essendo Ariano Irpino un paese famoso per la ceramica ed abbiamo collaborato con Brancaterra altro ragazzo che ha creduto nel territorio. Mentre l’ultimo progetto dei vini affinati in grès ha visto dal 2017 la nascita di tre nuovi prodotti lanciati solo in versione magnum.
Durante l’emergenza COVID19 abbiamo chiuso l’Azienda dal 5 marzo fino al primo giugno, poi inizialmente ho fatto rientrare solo due dipendenti e il 13 giugno sono rientrati tutti, a luglio abbiamo anche dovuto assumere un nuovo dipendente perché si sono accumulati tanti lavori non fatti durante il lockdown. Questo per quanto riguarda la cantina, mentre la parte agricola non si è mai fermata, per fortuna abbiamo due ragazzi assunti regolarmente nella zona dei vigneti e questo ci ha salvati perchè noi non potevamo uscire dal nostro Comune per andare in quello delle vigne. Durante il periodo di lockdown ci siamo concentrati sulla parte amministrativa e delle vendite, che come ho detto sono poi andate meglio degli altri anni.
La ripartenza è decisamente la parte più difficile perché siamo in ritardo su tutto, quindi i fornitori non riescono a consegnare tutto entro i soliti tempi ed è difficile organizzarsi con il lavori, poi ora fa molto caldo e normalmente a luglio avremmo interrotto i lavori in cantina, quando si producono vini senza solfiti bisogna stare davvero attenti, ora stiamo imbottigliando in giorni che avremmo scartato per le temperature, abbiamo perso tempo ad ottenere etichette, tappi, bottiglie, stiamo lavorando male perché tutto è rallentato, il livello di stress è molto alto. La vendemmia è lontana ancora ma c’è da fare una marea di cose.Sono riprese le visite ma cerchiamo di limitarle al minimo, di svolgerle in luogo esterno alla cantina per non restare in un ambiente chiuso. Le degustazioni in cantina sarebbero lunghe e non consentirebbero l’utilizzo della mascherina, nonché la situazione di lavoro che abbiamo ora non ci consente di dedicare molto tempo agli appassionati che vengono a trovarci.I clienti hanno tutti rispettato le nuove regole ed accettato le degustazioni esterne alla cantina. Sono aumentati moltissimo i clienti privati che hanno acquistato direttamente da noi online, per noi è nato un nuovo lavoro impegnativo quello di preparare piccoli ordini per i privati, me ne sto occupando io e penso proprio di non poter più sostenere questo ritmo.

Cantina Nardone
La Cantina Nardone sorge in Irpinia a Pietradefusi. Ci troviamo nell’areale del Taurasi.
Domenico, cresciuto in vigna in una famiglia di viticoltori da generazioni, fonda l’azienda nel 2006 cominciando a vinificare le uve proprie. Le vigne di proprietà si trovano nei rispettivi areali delle 3 DOCG irpine da cui si producono: Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi.
La gamma si arricchisce di due Doc Irpinia (Falanghina e Aglianico), di un blend (merlot ed aglianico) dal taglio più internazionale Monica Igp e da Vinicuotto, prodotto tipico campano a base di mosto cotto. La cantina, aperta alle visite tutti i giorni, è interrata; preceduta da un ampio giardino dove si trovano il moderno e luminoso showroom e la tasting room con cucina in cui si organizzano degustazioni di vini in abbinamento a prodotti a km 0, eventi e presentazioni.Le piccole aziende come la nostra sono quelle che hanno sofferto di più a causa del lockdown sia dal punto di vista delle vendite che delle visite e dell’enoturismo. Con rammarico abbiamo dovuto annullare tutte le attività di accoglienza e promozione che avevamo programmato da marzo in poi.Non possiamo parlare di una vera e propria ripartenza, quanto meno se parliamo in termini numerici ed analitici. Il termine ripartenza lo considero una “suggestione positiva necessaria” per infondere sicurezza e ottimismo nel mercato di riferimento. Finora siamo riusciti ad accogliere pochi avventori che si muovono all’interno della regione, piccoli gruppi ovviamente.
Durante il lockdown, le attività aziendali sono continuate sia in vigna che in cantina, dal fronte delle vendite ci siamo dedicati a gestire ordini di consegna a domicilio e spedizioni. Avendo più tempo, Domenico ha cominciato ad ideare la nuova area pic nic nella vigna “Palatelle” riservata all’accoglienza degli enoturisti. Appena è stato possibile ha cominciato i lavori di ingegneria naturalistica nella vigna più grande dell’azienda, quella dove alleviamo le piante di aglianico e permettere di percorrere la vigna con un piccolo sentiero di mini-trekking fra i filari di aglianico e giungere al cuore della vigna in un’area attrezzata sotto l’ombra di un pergolato di viti per poter degustare i nostri vini in abbinamento ai prodotti locali immersi nella natura. Di fatto quando ci viene richiesto conduciamo gli ospiti in vigna, ma le degustazioni avvengono sempre all’interno della tasting room in cantina. L’area attrezzata ci permetterà di cambiare l’esperienza della degustazione arricchendola decisamente con un’offerta più in linea con i gusti e le esigenze dell’enoturista.

 

[1] Marianna Abruzzese attualmente si occupa di web communication, collabora con CUBE, Centro Universitario Bolognese di Etnosemiontica. Aspira a diventare sommelier e a lavorare nel mondo dell’enogastronomia, servendosi di uno sguardo semiotico per comunicare i valori fondanti di ogni situazione.

Bio Autore

Elena Di Vaia

Cresciuta sulle ginocchia del nonno tra le vendemmie.
Immersa alla scoperta del vino con il papà. Sommelier Ais per forza di gravità.
"Si mens et corpus homini vino flagraret"- la mente e il corpo dell'uomo ardono per il vino, recitava Platone. Da brava discepola laureata in Filosofia ma curiosa del mondo, passeggio tra l'Economia Civile ed un Master in Etica Economia e Management.
Hobby? Comunicare e scrivere.Così vago tra ospiti e interviste nel mio format radiofonico RadioWineDesign dall'istituto Italiano di Design di Perugia.
Articolista Freelance, perchè se non chiacchiero di vino sento il bisogno di traslare le parole su carta. Il fenomeno che mi piace analizzare? La comunicazione su Instagram.
Hai mai sentito parlare del WineErasmus? Il progetto che porta il vino on the road ?!
Collaboro sulla rivista "The Design Magazine" con la mia rubrica "Wine Design".
Per sapere di più, un Simposio platonico è quello che ci vuole.

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