La prima verticale di Abbuoto, il vino Cecubo dell’Antica Roma

Lunedì 17 Febbraio 2020 presso il Park Hotel di Latina si è svolta la prima verticale delle prime 4 annate di Abbuoto, il vino Cecubo dell’Antica Roma prodotto dall’Azienda Agricola Monti Cecubi. Già avevo parlato qui dell’Azienda e di questo importante vino poiché ne ero rimasta profondamente colpita, e adesso poter aver avuto l’occasione di partecipare alla prima verticale è stata davvero una soddisfazione.

Grazie ai Monti Cecubi e grazia a Chiara Fiabetti, enologa dell’Azienda, per avermi dato questa possibilità, e grazie ad Annamaria Iaccarino, delegata Ais Latina, che con professionalità, semplicità e simpatia ha moderato e condotto la degustazione.

Davanti una platea composta da addetti ai lavori, giornalisti, sommelier e semplici appassionati, l’evento è iniziato con degli accenni storici su questo vitigno di cui si inebriavano già gli Antichi Romani. Per decenni se ne erano perse le tracce poi, nella zona intorno Itri e Fondi (in provincia di Latina), tra i terreni dei Monti Cecubi, è stato ritrovato un fazzoletto di Abbuoto risalente al 1940 e grazie a Chiara, subentrata in Azienda nel 2013, si è cominciato a vendemmiarlo in purezza. Le prime due annate (2013 e 2014) sono state di sperimentazione, dal 2015 invece si è iniziato a fare sul serio: non si sono più utilizzati lieviti selezionati ma solo fermentazioni spontanee con lieviti indigeni e si è cominciato anche a commercializzare.

Ad oggi quattro sono le annate di Abbuoto prodotte e l’Azienda ha deciso che fosse arrivato il momento di mettersi in gioco per capire cosa è successo finora e come è cambiato e si evoluto nel tempo questo vino. Chiara e la famiglia Schettino (ricordiamo proprietaria dell’Azienda Monti Cecubi) hanno così invitato un gruppo ristretto di persone, tra le quali sono stata onorata di aver fatto parte, e insieme abbiamo avuto l’occasione, coadiuvati dalla delegata Iaccarino, di tracciare un quadro su questo importante vitigno autoctono laziale e ragionare sugli effetti che il tempo ha avuto su di esso.

Siamo partiti dall’annata più recente per proseguire poi a ritroso fino a quella più vecchia.

Annata 2018

Caratterizzata da ingenti piogge che hanno costretto ad effettuare numerosi interventi manuali sulla pianta con relativo ritardo nelle potature. Le uve sono state vendemmiate in condizioni critiche, quando non avevano ancora raggiunto la maturità fenolica opportuna, per tanto è stato necessario lavorare tanto e bene in cantina tenendo il mosto per più di un mese a macerare sulle bucce. Risultato: giovinezza percettibile sia al calice, con un colore tintorio che sporca il bicchiere di un rosso rubino ed un’aureola violacea, sia a naso che è molto di impatto, rotondo, selvaggio con note di roghi, mirto, frutti acerbi di sottobosco ed una vena balsamica. Si sente la presenza seppur minima del legno (ricordiamo che l’Abbuoto matura in grandi botti di rovere per 6 mesi, tempo ritenuto necessario e non invadente affinché il vino si modelli). In bocca riempie, la gioventù è marcata, la frutta è protagonista e c’è una buona acidità ed una buona sapidità (saliviamo) che sorreggono il tannino percettibile ma delicato. Ampi margini di crescita ed evoluzione.

Annata 2017

La gelata del mese di Aprile ha provocato un rigonfiamento delle gemme, ma per fortuna l’Abbuoto non ne ha perse molte. Ma le poche piogge e il caldo forte dell’estate hanno provocato non pochi danni mandando in sofferenza le piante. Abbiamo un vino al calice rosso rubino che sta cambiando man mano che si evolve, difatti la nota violacea presente nella 2018 qui è nettamente smorzata. Il naso è più dritto, meno arruffato. Si iniziano a percepire sensazioni più eleganti, note di liquirizia, di cola. Ma arriva anche il frutto, ancora giovane e croccante con piccole spezie e quella vena balsamica piacevole. Un naso che inebria. Al palato il tannino è più presente ma educato. La sapidità c’è sempre ma meno percettibile della prima bevuta, l’acidità è ben sostenuta. Di base il sorso 2017 mi asciuga, ma poi mi vengono in aiuto acidità e sapidità ad idratarmi.

Annata difficile dunque, ma che ha dato un buonissimo risultato. Ecco che la variabile climatica nelle diverse vendemmie può fare la differenza.

Annata 2016

Una classica annata ballerina, caratterizzata dall’alternanza di piogge e temperature estive nella norma. Tuttavia ci sono stati 10 giorni di precipitazioni abbondanti nel periodo tra la raccolta delle uve precoci e quella delle uve tardive che hanno costretto molti vignaioli a vendemmiare anticipatamente anche tutte le tipologie di uve tardive. Chiara però ha rischiato, scegliendo di vendemmiare l’Abbuoto quando andava vendemmiato: ovvero nella prima decade di Ottobre. Abbiamo in questo caso un vino di un bel rosso rubino intenso e vivace. Non sono state fatte chiarificazioni ne filtrazioni in cantina. Il naso è ampio, il ventaglio olfattivo qui si allarga. Si iniziano ad appropinquare i primi fiori appassiti, la frutta si fa più marmellatosa, il legno si sente attraverso piacevoli note di tabacco. Ecco che l’evoluzione si inizia a percepire. Si ha una bocca succosa, il tannino è decisamente più integrato ma c’è, il tempo lo ha solo levigato. Sempre presenti la spalla acida e la sapidità anche se perde leggermente in persistenza.

Annata 2015

Prima annata di vinificazione vera e propria dell’Abbuoto in purezza. Caratterizzata da un inverno mite ed una primavera arrivata con un po’ di anticipo e poche piogge, è stata un’annata nella norma che ha permesso un lavoro agevolato in campo. Il colore del vino appare un po’ spento, tendente al granato. A naso gli aromi terziari arrivano subito: tabacco, spezie, vaniglia, nota mentolata. La frutta è decisamente quella sotto spirito (amarene, ciliegie) e il fiore è un fiore appassito. In bocca la sapidità è spiccata nonostante i 5 anni di età ed anche l’acidità c’è. Si affaccia solo una piccola nota amara ma è ancora tutto integro ed integrato.

Tirando le somme delle prime, ed attualmente uniche annate di Abbuoto possiamo dire che la differenza tra un’annata e l’altra, tra una vendemmia e l’altra, la fa sì il fattore tempo, ma anche la componente climatica incide tantissimo. E per quanto riguarda l’Abbuoto le annate che finora hanno calzato meglio al vitigno sono state la 2016 e la 2017, quindi annate in cui la pianta è andata in sofferenza ma in cui è riuscita a dare il meglio di sé. Sintomo del fatto che è un’uva forte, che resiste allo stress e alla siccità, ma anche che le scelte dell’enologa e il lavoro in cantina hanno fatto la differenza.
Quindi la forza della natura e la sapienza umana sanno integrarsi in questa realtà pontina in maniera perfettamente simbiotica, portando alla luce un vino diverso, un qualcosa di nuovo che davvero non può essere paragonato a nessun’altro vitigno esistente.

Sono stata veramente felice ed onorata di aver preso parte alla prima verticale delle prime 4 annate di Abbuoto perché sono certa che sarà un vino che farà strada, che crescerà e si farà conoscere anche al di fuori del proprio territorio.
Intanto, lo ricordiamo, i Monti Cecubi insieme ad altre 6 aziende vitivinicole della provincia di Latina hanno dato via ad una collettiva, “Piccoli Vignaioli Pontini“, che sarà presente per la prima volta in assoluto al Vinitaly 2020. Si avrà così l’opportunità di affermare la qualità e l’unicità dei vini prodotti in queste zone e diffondere anche la conoscenza dei vari vitigni autoctoni presenti ad una platea, come quella del Vinitaly appunto, che accoglie ogni anno migliaia di visitatori.

Come sempre intorno al vino si impara, si conosce, si cresce e ci si emoziona.

Bio Autore

Carla Benvenuto

Classe 1988, laurea in Scienze della Comunicazione, Informazione e Marketing, da sempre la scrittura è la mia forma d’arte preferita. Pur evolvendosi nel tempo, dai temi fantasiosi delle scuole elementari e medie, ai diari con i lucchetti in adolescenza, ai blog, fino ad approdare oggi ai social network, l’ho scelta sempre per raccontare una storia, per emozionarmi ed emozionare, per condividere e comunicare, per lavorare.
Un anno fa per seguire una mia grande passione, quella per il vino, approdo in questo meraviglioso mondo grazie ad un corso FISAR. Non ho potuto far altro, tra un calice e l’altro, che coniugare scrittura e vino.
Le mani sudano, gli occhi brillano e le parole vengono da sole quando scrivo di un’etichetta che mi ha colpita, quando racconto una storia legata ad un’azienda vitivinicola, quando parlo di una visita in cantina. E’ un impulso vitale, e credo di non poter fare nulla di meglio nella vita perché questa è l’unica cosa che voglio fare.

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