Gelate primaverili in vigna: come affrontarle?

La primavera, tempo di rinascita e di fioritura, non è sempre un periodo di facile gestione climatica, soprattutto quando si presentano eventi “fuori calendario” come le ormai note gelate primaverili con sbalzi di temperatura davvero importanti. Ma come affrontarle? Abbiamo deciso di dare la parola direttamente agli esperti e a chi è in vigna quotidianamente, andando approfondire le varie  tecniche e pratiche agronomiche.

  • il Vignaiolo e Contadino Digitale Paolo Nenci dell’azienda Agricola Nenci, Toscana
  • L’Enologo Serafino D’Urzo di Cantina del Vesuvio, Campania
  • Un piccolo focus sugli interventi in Biodinamica 

Paolo Nenci, Azienda Agricola Nenci

Paolo, con la sua solita parlantina frizzante ed esplosiva ci racconta con un esempio pratico di un’esperienza nella sua azienda di Chiusi, Toscana, che risale a qualche anno fa:

“Era il 25 aprile 2017, più di 1/3 dei miei vigneti, circa 1 ettaro e mezzo, è stato devastato da una gelata primaverile. Ero già partito, e per la prima volta, col somministrare prodotti anticrittogamici (antifungini), con una soluzione di rame, di poltiglia bordolese per intenderci. Per cui mi ero anticipato col proteggere i vigneti, anche perché ormai erano lunghi 10 cm, e vale la famosa regola dei 3-10. Quindi dopo aver dato il primo trattamento, con tutto quello che ne consegue a livello d’investimento non solo in termini economici ma anche in termini di tempo e lavoro, ecco che mi ritrovo con la gelata che rade al suolo letteralmente tutto il lavoro sino ad ora compiuto. Il dolore provato in quel momento è stato grande!Cosa fare ora e come prevenire?”

Di seguito, pertanto, elencheremo i rimedi e le soluzioni che Paolo ha adottato:

  • I famosi falò che in Francia, già qualche anno fa, hanno creato spesso degli scenari anche molto suggestivi, nonostante il bisogno sia stato creato da una necessità che altrimenti sarebbe stata devastante per le vigne.
    Vengono pertanto accesi dei piccoli e numerosi falò in varie posizioni del vigneto, ma in che modo e con quale materiale?

Deve essere acceso con la paglia (materiale più prestante), questo perché è una sostanza che brucia molto lentamente senza produrre una grande fiamma (difficile poi nella sua gestione) producendo così fumo, una nebbiolina che crea una cappa sopra il vigneto. In questo modo non cade l’umidità sul vigneto, sulle piante e sul terreno e si mantiene un ambiente più caldo, o almeno un minimo di innalzamento termico. Ovviamente è una tecnica che diventa più gestibile per chi non ha un numero consistente di ettari”-ci spiega Paolo.

  • Altri metodi per tutelarsi arrivano dal mondo dei frutteti: si utilizzano pertanto grandi ventole sopra la chioma che vanno a tutelare le piante. Questa, aggiunge Paolo, è una tecnica molto dispendiosa per cui non di facile accessibilità
  • Sempre dal mondo dei frutteti arriva un’altra tecnica: stiamo parlando dell’irrigazione antibrina, un impianto di irrigazione che “spruzza acqua nebulizzata, attivo per tutta la notte sulle piante. Questo metodo riesce a proteggere le piante quando le temperature si abbassano sotto lo zero”.
  • Altra scelta di management in vigna è la selezione di “cultivar che hanno una resistenza maggiore alle basse temperature o comunque delle peculiarità che le rendono facilmente adattabili al clima”, senza andare a discapito della performance e qualità finale. Questo processo di selezione chiaramente, vien da sé, richiede degli studi approfonditi sul terreno per poter pianificare.
    “Si effettuano così, primariamente, dei carotaggi (campioni di terreno) per capire la tipologia di terreno, capire che mineralità presenta, che impasto si ha; ma non solo! Non si ferma alla terra lo studio, ma si rivolge l’attenzione anche al cielo, andando a studiare il clima seguendo poi tutti gli altri tipi di agenti che vanno a caratterizzare il mio operato. In sintesi? Stiamo parlando di Terroir”. Prosegue poi Paolo: “Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon sono barbatelle internazionali che hanno delle caratteristiche tali da tutelarsi da problematiche come appunto le gelate. O ancora un Riesling Renano, il Trebbiano Toscano o Spoletino”.

Ma come mai avvengono queste gelate?
In giornate in cui non ci sono nuvole e vento, il sole passa direttamente sul terreno non trovando ostacoli, riscaldandolo. La notte il terreno comincia a rilasciare il calore che ha accumulato durante il giorno. Il calore che tende a salire, fa si che il terreno si abbassi notevolmente di temperatura Questo crea un’escursione termica tra giorno e notte davvero importante e questo fa si che si creino le famose gelate primaverili”.
Come si possono tutelare i vignaioli per queste problematiche?
“Scegliere una cultivar giusta, prima di tutto, e poi scegliere un sistema di allevamento non ad alberello, ma allontanandoci dal terreno e andando un pochino più in alto, per esempio con un cordone libero di 1.80-2 metri, oppure potremmo scegliere la casarsa, un altro metodo di potatura o ancora il GDC, quindi sistemi di allevamento che si sviluppino inizialmente in altezza. O ancora il Guyot, con il sistema di rinnovo annuale del capo a frutto, in cui le prime gemme a partire sono quelle più distanti dal fusto, dalla parte vecchia, e in caso di una gelata, possiamo salvarci questi ultime gemme”

Serafino D’Urzo, Enologo  di Cantina del Vesuvio

Ricollegandoci al discorso di Paolo Nenci, l’enologo Serafino D’Urzo della Cantina del Vesuvio, sita in provincia di Napoli, Campania, aggiunge in merito alla potatura tardiva:
dato che la vita ha una forte tendenza acrotona[1], cioè sviluppano prima le prime gemme (quelle più lontane), di solito in luoghi in cui c’è alto rischio di gelate alcuni vignaioli potano a marzo, quindi molto tardi. Nel caso in cui si trattasse di germogliamento precoce o comunque un germogliamento in periodo di gelate, siamo sicuri che moriranno prima quelle gemme, che ahimè andranno sacrificate, e possiamo potare e salvaguardare le gemme che daranno poi la produzione “.

L’enologo Serafino D’Urzo, inoltre, approfondisce quella che è la tematica del clima:

“Noi al sud non siamo preparati alle gelate anche se con il cambiamento climatico in atto è doverosa una preparazione ulteriore e uno studio approfondito tale da poter gestire una nuova strategia operativa su campo. Si sono osservati inverni sempre più caldi, un esempio lampante è stato proprio quest’anno con germogliamenti precoci che andrà a significare una riduzione significativa della produzione. Questo perché la vite, come molte piante da frutto, necessita del freddo per favorire l’induzione della differenziazione delle gemme; differentemente non avremmo una produzione normale”.
E continua “per i cambiamenti climatici, i fenomeni estremi saranno sempre più comuni, come si sono verificati negli ultimi 10 anni con grandinate, gelate”.

 

Per quanto riguarda invece il discorso dell’irrigazione antibrina, ho chiesto a Serafino se potesse spiegarcela anche con termini tecnici per meglio comprenderla:
“fondamentalmente quando si congela l’acqua  sulla pianta questo stesso ghiaccio fa da isolante; il tessuto vegetale si mantiene intorno allo zero, ma non scende al di sotto, sicché i danni dal gelo si verificano a -4, -5 gradi”

Come si gestisce invece in Biodinamica?
Mi è capitato spesso di andare in visita in aziende che applicassero le tecniche agronomiche legate alla Biodinamica.
Laddove in questa filosofia operativa non vengono utilizzati prodotti di sintesi, cercando pertanto di riequilibrare il ciclo della vite in maniera del tutto naturale, seguendo in taluni casi l’andamento delle fasi lunari o in altri anche solo aiutando la terra evitandone l’impoverimento attraverso il mantenimento dell’Humus.
Ne consegue, per esempio, decotti di piante che possano essere ricche di proprietà antimicotiche o come l’ortica che è antifungina o ancora l’aglio come antibatterico. Per i trattamenti per le gelate si utilizza invece molto spesso la camomilla (per mitigare i danni) o la valeriana, denominata preparato 507 (per prevenire) dinamizzate [2]
La valeriana in particolare, per le sue proprietà sedative e per il contenuto di fosforo è in grado di rendere le piante più resistente a forti escursioni termiche o come in questo caso alle gelate e quindi all’abbassamento drastico di temperatura.


Ringrazio per l’intervista Paolo Nenci e Serafino D’Urzo

[1] L’acrotonia è una modalità di sviluppo verticale della pianta che va a condizionare: portamento della pianta e il suo sviluppo in altezza, gli interventi di potatura e di conseguenza poi la gestione della coltivazione. Il gradiente di vegetazione di una pianta acrotona fa si che i germogli apicali, quelli più lontani dal suolo, si sviluppano maggiormente.

[2] Vedi Agricoltura filosofo R.Steiner

Bio Autore

Elena Di Vaia

Cresciuta sulle ginocchia del nonno tra le vendemmie.
Immersa alla scoperta del vino con il papà. Sommelier Ais per forza di gravità.
"Si mens et corpus homini vino flagraret"- la mente e il corpo dell'uomo ardono per il vino, recitava Platone. Da brava discepola laureata in Filosofia ma curiosa del mondo, passeggio tra l'Economia Civile ed un Master in Etica Economia e Management.
Hobby? Comunicare e scrivere.Così vago tra ospiti e interviste nel mio format radiofonico RadioWineDesign dall'istituto Italiano di Design di Perugia.
Articolista Freelance, perchè se non chiacchiero di vino sento il bisogno di traslare le parole su carta. Il fenomeno che mi piace analizzare? La comunicazione su Instagram.
Hai mai sentito parlare del WineErasmus? Il progetto che porta il vino on the road ?!
Collaboro sulla rivista "The Design Magazine" con la mia rubrica "Wine Design".
Per sapere di più, un Simposio platonico è quello che ci vuole.

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