Beviamoci Sud: la mia esperienza al 1° Festival dei grandi rossi dell’Italia Meridionale

Il primo weekend di Febbraio, presso la cornice dell’Hotel Radisson Blu di Roma, si è tenuta la prima edizione di Beviamoci Sud, il primo Festival dedicato ai grandi vini rossi del Sud Italia. Organizzato da Riserva Grande assieme a Luciano Pignataro e ad Andrea Petrini, con Simona Geri in qualità di Social Media Partner, si è potuto degustare, destreggiandosi tra banchi d’assaggio e seminari tematici, tantissime etichette interessanti del nostro Bel Paese.

Il tema della manifestazione, solo vini rossi e solo del Sud Italia, è stato di fondamentale importanza per concentrarsi sulla viticoltura del nostro Meridione. Finalmente ci si è potuti dedicare totalmente alla scoperta di territori e all’assaggio di vitigni che spesso, quando competono in altri eventi con uve sicuramente più conosciute e blasonate, restano nell’ombra.
Presenti numerose cantine del Lazio, Campania, Basilicata, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia, che in grande stile hanno presentato le loro punte di diamante e le loro eccellenze ad un folto pubblico appassionato ed incuriosito.

Personalmente sono andata a questo evento con la voglia di concentrarmi su qualcosa che non conoscevo pur riuscendo comunque a confermare le opinioni positive che avevo su alcune cantine e alcuni vini. Ho infatti avuto modo di avvalorare il mio pensiero circa realtà quali Basilisco (Basilicata), Cantine del Notaio (Basilicata), Tenuta Celimarro (Calabria) e Rocca Brettia (Calabria).
In particolare di quest’ultima Azienda sono riuscita a provare per la prima volta la Barbera ed il Merlot, eccellenti e particolari proposte di vitigni non autoctoni vinificati in Calabria.

Per quanto concerne i nuovi assaggi, mi interessava innanzitutto conoscere la Tintilia del Molise e devo dire che grazie all’Azienda Claudio Cipressi (San Felice del Molise – CB) ho avuto modo di farmi un’idea piuttosto interessante su questo vitigno a me finora sconosciuto.

Ho degustato nell’ordine:

  • Collequinto”, 100% Tintilia rosata. Le uve, una volta pigiate, vengono subito pressate in maniera soffice e lasciate decantare a una temperatura controllata di 10 gradi per circa 12 ore, dopodiché si passa alla fermentazione ad una temperatura di circa 13-15 gradi. Si presenta di un colore rosa tenue, a naso molto fruttato con aromi di more, fragola e frutti di bosco. Al palato è secco, leggermente sapido ma dal gusto pieno ed avvolgente;
  • Macchiarossa”, 100% Tintilia. Dopo un’accurata selezione dei grappoli si lascia macerare l’uva per 12 giorni senza mai superare i 25-28 gradi. La maturazione avviene per 36 mesi in acciaio e successivi 6 mesi in bottiglia. Si presenta di un colore rosso rubino, a naso prevalgono aromi di frutta rossa fresca e accenni di note balsamiche. Al palato risulta morbido, rotondo ed estremamente equilibrato;
  • Tintilia 66”, 100% Tintilia. Anche in questo caso, dopo un’accurata selezione dei grappoli si lascia macerare l’uva per 12 giorni a circa 25-28 gradi. Stavolta l’affinamento avviene per 36 mesi in legno e successivi 6 mesi in bottiglia. Si presenta di un colore rosso rubino intenso tendente al granato, al naso prevalgono aromi di frutta matura, quasi di confettura, di amarena e frutti di bosco. Non mancano le forti note speziate derivanti dal lungo affinamento in legno e qualche accenno di tostatura. Al palato entra deciso, con un tannino che c’è ma non disturba, e la persistenza è durevole.

Degustazione Claudio Cipressi

Volevo poi approfondire qualcosa della Campania. E mi sono imbattuta, senza volerlo perché non la conoscevo, in un’Azienda molto importante nel panorama enologico della regione e non. E’ Galardi e ci troviamo in provincia di Caserta. Gli assaggi di “Terra di Lavoro” mi hanno lasciato di stucco.
Le annate presenti che ho avuto il piacere di assaggiare sono state:

  • Terra di Lavoro” 2011: 80% Aglianico, 20% Piedirosso. La percentuale seppur minima di Piedirosso mi spiegano essere molto importante in questo vino. Serve ad addolcirlo un po’, a renderlo meno tannico e più beverino, nonostante la sua alcolicità (14°). Affinamento tra acciaio e legno, si presenta di un rosso porpora molto intenso, il profumo è complesso e non avendo il tempo di farlo aprire bene nel bicchiere a primo impatto mi ha travolta questa nota balsamica, speziata e vegetale. Tannino elegante ed equilibrata acidità con una persistenza molto lunga.
  • Terra di Lavoro” 2016: 80% Aglianico, 20% Piedirosso. Ovviamente stesso discorso per quanto concerne l’uvaggio della 2011, in questa annata si sente la giovinezza. Il naso è fruttato, vegetale e leggermente vinoso. Cosi come il primo assaggio, la nota alcolica e acida si sente ed è percepibile anche il tannino. La persistenza c’è ed è decisamente durevole. Ha delle prospettive di crescita spaziali.

Degustazione Terra di Lavoro

Poi ho degustato la prima annata (2017) di “Terra di Rosso”, Piedirosso in purezza. Fermentazione in acciaio e affinamento in barrique per almeno 8 mesi. Rosso rubino intenso, spiccano a naso i frutti rossi maturi, la viola ed alcune note vegetali. Al palato è piacevole, equilibrato, appagante, fresco con tannini morbidi ed eleganti, è un vino da degustare giovane. Con una lieve sapidità si lascia decisamente bere.

Alla fine ho deciso di dedicarmi alla mia regione, il Lazio e grazie all’Azienda Vini Raimondo ho stretto amicizia con il Cesanese di Affile degustando la loro completa line-up:

  • Cybelle”, 100% Cesanese di Affile versione rosé, unico nel suo genere, eccellente espressione di questo vitigno che mi ha letteralmente catturata con i suoi profumi e la sua eleganza. La fermentazione avviene a temperatura controllata ed una volta completata il vino resta a contatto con le proprie fecce per 4-5 mesi. Rosa tenue e una nota minerale spiccatissima dovuta ai terreni di quei luoghi (terre bianche prevalentemente sabbiose soggette a particolare condizioni climatiche con inverni rigidi ed estati caratterizzate da importanti escursioni termiche fra il giorno e la notte), si avvertono anche rimandi alla frutta fresca, fragole e ciliegie. In bocca è fresco, sapido, va giù che è una poesia. Ne avrei bevuto ancora e ancora senza stancarmi mai.
  • Nemora” 100% Cesane di Affile che matura in parte in acciaio e in parte in botti di legno di vario passaggio per 9/12 mesi. Versione schietta di questo vitigno, con note di frutta alternate a note speziate, in bocca mantiene un perfetto equilibrio nonostante una discreta acidità.
  • Terrae Vulpis”, 100% Cesanese di Affile con maturazione completa in botti di legno di primo passaggio per 12 mesi. Versione elegante di questo vitigno che mantiene però una propria caratterialità. Sentori di frutta matura, spezie e una nota balsamica, in bocca entra deciso, avvolgente, e rotondo.

Chiacchiere e confronti con i produttori e con amici winelovers, nuove conoscenze e un ambiente familiare, fanno di questi eventi sempre situazioni di piacevole arricchimento, umano, culturale e professionale.
E data l’enorme affluenza ed il successo ottenuto da questa prima edizione, non ci resta che aspettare impazientemente il “Beviamoci Sud Summer Edition” con protagonisti stavolta i bianchi del nostro amato Sud.

Foto Copertina | Simona Geri

Bio Autore

Carla Benvenuto

Classe 1988, laurea in Scienze della Comunicazione, Informazione e Marketing, da sempre la scrittura è la mia forma d’arte preferita. Pur evolvendosi nel tempo, dai temi fantasiosi delle scuole elementari e medie, ai diari con i lucchetti in adolescenza, ai blog, fino ad approdare oggi ai social network, l’ho scelta sempre per raccontare una storia, per emozionarmi ed emozionare, per condividere e comunicare, per lavorare.
Un anno fa per seguire una mia grande passione, quella per il vino, approdo in questo meraviglioso mondo grazie ad un corso FISAR. Non ho potuto far altro, tra un calice e l’altro, che coniugare scrittura e vino.
Le mani sudano, gli occhi brillano e le parole vengono da sole quando scrivo di un’etichetta che mi ha colpita, quando racconto una storia legata ad un’azienda vitivinicola, quando parlo di una visita in cantina. E’ un impulso vitale, e credo di non poter fare nulla di meglio nella vita perché questa è l’unica cosa che voglio fare.

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